22 Febbraio 2019 Coaching ovunque vi troviate nel mondo

Tag: Coraggio

Il senso di colpa degli expat

Come vivere all’estero senza sensi di colpa Quando decidi di partire, di lasciare il tuo paese, la tua famiglia e i tuoi più cari amici, una delle prime cose che metti in valigia è il senso di colpa. Nonostante tu sia certo dell’affetto che provi per le persone che rimangono in patria, ti chiedi inevitabilmente se lasciare l’Italia sia un segno di menefreghismo o di indifferenza verso le persone a cui tieni, se davvero significa aver scelto per te, senza pensare agli altri. Perché i sensi di colpa sono insidiosi e prosperano nell’insicurezza e nel dubbio. È un’emozione difficile da gestire e che riaffiora ogni volta che riparti, dopo una visita in famiglia o dopo una vacanza nel tuo paese. E quando ti sembra di aver trovato il tuo equilibrio, succede che improvvisamente qualcuno in Italia perde il suo di equilibrio, temporaneamente o per sempre, e questo torna a destabilizzare anche te. Ce la metti tutta per esserci, parti con il primo volo, spendi patrimoni in viaggi, cerchi di far contenti tutti, ma quella sensazione di malessere quando riparti fa fatica ad abbandonarti. E a nulla valgono le parole di chi ti dice che puoi ripartire tranquillo, che hai già fatto tanto, che se la caveranno, perché in realtà è un malessere che parte da te, da quel voler essere qua e là allo steso tempo, dal pretendere di stare su entrambi i binari di quelle vite parallele che ogni expat si porta dentro. Come fare a superare il senso di colpa da espatrio? Alcune riflessioni derivanti dall’esperienza di tanti expat che ho avuto l’onore di incrociare sul mio cammino personale e professionale: La qualità vince sulla quantità Man mano che passano gli anni (in particolare a partire dai 30 anni), nelle relazioni familiari, amicali e sociali diamo sempre più

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Partire equivale a superare i propri limiti?

L´espatriazione* come propulsore per il superamento dei limiti personali Chi decide di partire e ricominciare la propria vita altrove, per iniziativa personale o perché sceglie di seguire il proprio partner, decide di fatto di uscire dalla propria zona di comfort, di lasciare ciò che conosce per andare verso qualcosa di nuovo e, spesso, sconosciuto. Questa prima decisione viene presa a volte istintivamente, altre dopo lunga e ponderata riflessione, in alcuni casi si parte per necessità, in altri per voglia di cambiamento o per desiderio di migliorare la propria vita. A seconda del processo decisionale che ci ha spinti a partire e dell’attitudine personale di ognuno di noi di fronte al cambiamento, il modo di affrontare le difficoltà, che inevitabilmente si presenteranno, sarà differente. La vita all’estero mette rapidamente a confronto la persona con i propri limiti, limiti che ognuno ha, ma che in un contesto particolare come quello dell’espatriazione, in cui ci si trova a dover affrontare molteplici sfide contemporaneamente (culturali, linguistiche, professionali, logistiche, burocratiche…) emergono in maniera più evidente e, spesso, repentina. In realtà, il fatto che l’esperienza all’estero costringa l’individuo a guardare in faccia i propri limiti, a considerarli e a sfidarli per cercare di migliorarsi e adattarsi alla nuova situazione di vita è da vedersi come un grande vantaggio. Si tratta, infatti, di un contesto in cui l’esigenza di superare i propri limiti è impellente, in quanto determinante per l’adattamento alla nuova vita. Questo può essere, per alcuni soggetti, un elemento propulsore, per altri un fattore di stress così pressante da convertirsi in blocco. Cosa fare in questi casi? Alcune considerazioni: Se non provi non riesci Il concetto è apparentemente banale, ma dietro all´inazione si nascondono spesso la nostra insicurezza e le nostre paure (paura di sbagliare, del fallimento, del giudizio altrui…). Ogni volta che evitiamo di

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