15 Ottobre 2019 Coaching ovunque vi troviate nel mondo

Tag: vivere all’estero

LO SHOCK CULTURALE FASE PER FASE

Ogni expat vive in maniera più o meno intensa una sorta di shock culturale, con alcune fasi più delicate di altre. Il trasferimento in un nuovo paese richiede un tempo di adattamento. Si tratta di un periodo che dura in media da sei mesi a un anno. In questo lasso di tempo praticamente ogni expat vive in forma più o meno intensa il cosiddetto shock culturale. Certamente non tutti lo vivono allo stesso modo. Molto dipende dal carattere, dalla personalità, dalla flessibilità dell’individuo, così come dalla sua predisposizione al cambio, oltre che dalla distanza culturale fra il paese di origine e quello di adozione. Indipendentemente dalle caratteristiche personali o del paese di destinazione, ogni expat (o un membro della sua famiglia) attraversa una serie di fasi in modo più o meno marcato. Fase 1 – Luna di miele. L’expat e la sua famiglia vedono tutto rosa, sono entusiasti della nuova vita, vanno alla scoperta del nuovo mondo. Hanno un’attitudine vacanziera, sono pieni di entusiasmo e di curiosità per ciò che li circonda. Un po´ come nei primi tempi della vita di coppia, quando si vedono solo i pregi dell’altro e tutto del partner ci sembra meraviglioso, difetti compresi. Fase 2 – Lo scontro con la realtà. In questa fase alcuni o tutti i membri della famiglia iniziano a sentire nostalgia per ciò che hanno lasciato: famiglia, amici, tradizioni…Iniziano a rendersi conto di non essere al 100% compatibili con la cultura del luogo rispetto a comportamenti e modi di pensare. Le regole sociali e/o professionali del paese di adozione non sono ancora del tutto chiare. Tutti i dettagli che nella fase di luna di miele l’expat tollerava senza problemi, ora sono percepiti come fastidiosi. Per riprendere l’analogia con la vita di coppia, è il momento in cui finisce la cosiddetta fase

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I buoni propositi muoiono a fine gennaio

Expat: buoni propositi e auto-efficacia Siamo a fine gennaio e che fine hanno fatto i buoni propositi d’inizio anno? Rientrato dalle vacanze con tanta carica e buona volontà ti eri prefissato di impegnarti ad imparare meglio la lingua del paese in cui vivi, di metterti a dieta, di fare attività fisica regolarmente, di impegnarti in quel progetto che hai nel cassetto da anni e sai che è il momento giusto per realizzarlo….? Un mese dopo a che punto sei? Com’è il tuo livello di motivazione? Purtroppo accade spesso che, a distanza di tre / quattro settimane, la nostra energia inizi a calare e, nonostante le nostre migliori intenzioni, eventi inattesi e imprevisti ci distraggano dagli obiettivi che ci eravamo prefissati. La vita all’estero è piena di continue sfide, difficoltà e complicazioni da affrontare, per cui è facile essere distratti dai problemi del momento. Si ricade quindi rapidamente nelle vecchie abitudini, pronti a riformulare i buoni propositi alla prossima occasione, che coincide in genere con il rientro dalle vacanze estive! Spesso durante le sessioni individuali con i miei clienti mi trovo a sfatare il mito del “cambiamento miracoloso”. Non esistono ricette segrete o bacchette magiche che ci consentano di mettere in atto i nostri buoni propositi. Ogni cambiamento è frutto di disciplina pazienza fatica Non puoi far altro che accettarlo. E ogni percorso è lento e irregolare, magari fai due passi avanti e uno indietro come i gamberi, hai l’impressione che nulla cambi e invece all’improvviso tutto si trasforma. Come fare a restare focalizzati sui buoni propositi d’inizio anno e non lasciare che scemino con il tempo? La risposta sta nel coltivare la propria auto-efficacia. Lo psicologo Albert Bandura definisce l’auto-efficacia come La convinzione di poter avere successo o di fallire in una prestazione. A una bassa credenza di auto-efficacia corrispondono

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Erika Bezzo, un Coach al servizio degli expat

Expat Coach: che cosa vuol dire? Qual è esattamente il ruolo del coach? In che modo si svolge l’attività di coaching? Perché il coaching è utile agli expat? In che modo il coach può aiutare chi decide di vivere e lavorare all’estero? Tutte le risposte nell’intervista a cura di Stefania Del Monte per Ciao Magazine, piattaforma globale di arte, cultura e lifestyle in lingua italiana: Erika Bezzo, un Coach al servizio degli expat   Leggi gli articoli relativi agli Expat e al mondo di InterculturalMente Le sedute di coaching possono essere tenute in lingua italiana, francese, spagnola, tedesca e inglese. Scrivi ad Erika Bezzo per qualunque informazione relativa ai servizi ChangeXperience

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Expat e famiglia

Expat, un progetto di famiglia

Famiglia ed espatriazione*, un progetto globale L’espatriazione* è un momento molto particolare nella vita dell’expat, che coinvolge fortemente anche la sua famiglia più prossima: partner, coniuge, figli…Si tratta di un evento che non si può ridurre a semplice trasloco o cambiamento di paese, in quanto questo significherebbe ignorare tutti gli altri cambiamenti che quest’avventura implica. Partire equivale, infatti, a lanciarsi in un’avventura allo stesso tempo professionale e personale che riguarda ogni individuo della famiglia. Ognuno attraverserà inevitabilmente un processo di cambiamento intimo e profondo. Per questo è importante prendere in considerazione questa esperienza nella sua globalità e considerarlo come un progetto familiare a tutti gli effetti. Chi parte con un contratto di lavoro già in tasca è parzialmente avvantaggiato in quanto le aziende spesso prevedono un servizio di “accompagnamento”, un percorso di coaching che favorisca il rapido adattamento dell’expat al nuovo contesto culturale e lavorativo. Purtroppo non tutte le aziende sono così lungimiranti da prevedere lo stesso servizio anche per i membri della famiglia, in particolare per il coniuge. Il mancato adattamento del partner è, infatti, una delle principali cause di rientro anticipato in patria. Chi parte all’avventura senza un lavoro già assicurato, ma in cerca di migliori opportunità, ha sicuramente vita più dura. In questo caso non solo non si usufruisce di un accompagnamento professionale gratuito, ma non si hanno aiuti neanche dal punto di vista logistico. In entrambi i casi è importante tener conto che un fattore essenziale per il successo dell’esperienza di espatriazione* è la definizione di un progetto familiare. È importante considerare sia gli aspetti pratici (casa, scuole…) sia gli aspetti psicologici ed emozionali e costruire insieme un piano d’azione comune che tenga conto delle esigenze e delle aspettative di tutti i membri della famiglia. L’espatriazione*, infatti, oltre ad un cambiamento professionale, può essere l’occasione per

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Qual è il tuo stile culturale?

Cinque scale per definire il tuo stile culturale   Ognuno di noi, che ne sia consapevole o no, ha un proprio stile culturale derivante dai valori di base della propria cultura nazionale. Questo stile può essere oggetto di aggiustamenti progressivi mano a mano che entriamo in contatto con altri popoli e culture, specie se l’esposizione a culture diverse dalla propria avviene durante un lungo periodo di tempo.   Nel mio scorso articolo “Cos’è l’intelligenza culturale?” descrivevo le teoria di Brooks Peterson secondo cui l’intelligenza culturale è frutto di quattro diversi tipi di intelligenza: linguistica, spaziale, intrapersonale e interpersonale. Parlando di intelligenza intrapersonale introducevo il concetto di stile culturale come elemento fondamentale per poter sviluppare la propria intelligenza culturale. Come esortavano gli antichi greci con la ben nota frase “conosci te stesso”, infatti, la consapevolezza delle proprie preferenze e attitudini culturali è il primo fondamentale passo in questa direzione.   Partendo dalle teorie dei più autorevoli ricercatori in campo interculturale, da G. Hofsteede a F. Trompenaars, da E.T. Hall a R. Luis, Peterson elabora cinque diverse “scale culturali”. Grazie al posizionamento su ognuna di queste scale, ciascun individuo può acquisire maggior consapevolezza rispetto ai valori culturali che influenzano il proprio comportamento.   Ognuna di queste cinque scale fa riferimento a tematiche che possono manifestarsi tanto a livello individuale, quanto a livello organizzativo o nazionale. È importante tener presente che gli esempi sotto riportati fanno riferimento a medie nazionali, che naturalmente non possono tenere conto di differenze regionali, religiose o relative alle diverse culture aziendali che si possono incontrare all’interno di uno stesso paese.   Uguaglianza vs Gerarchia   Uguaglianza 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Gerarchia     Uno stile culturale basato sull’uguaglianza implica che le persone preferiscano decidere autonomamente, avere flessibilità di ruoli, avere la

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Cos’è l’intelligenza culturale?

L’intelligenza culturale, un requisito fondamentale per gli expat Non esiste un’unica definizione corretta di intelligenza culturale, ma per iniziare ne propongo una che può essere utile all’introduzione del concetto: “L’intelligenza culturale è l’abilità di mettere in atto una serie di comportamenti che utilizzano capacità (per es. linguistiche o interpersonali) e qualità (per es. tolleranza o flessibilità) opportunamente dosate con rispetto ai valori culturali e alle attitudini delle persone con cui interagiamo.” Partendo dalla teoria delle intelligenze multiple dello psicologo Howard Gardner e dal concetto di intelligenza emotiva di Daniel Goleman, Brooks Peterson definisce l’intelligenza culturale come un insieme di aspetti riconducibili a quattro aree o tipi di intelligenza: linguistica, spaziale, intrapersonale e interpersonale. Intelligenza linguistica Interagire efficacemente con persone di altre culture richiede delle competenze linguistiche. Maggiore è il grado di coinvolgimento con l’interlocutore, tanto più è importante imparare la sua lingua. Del resto, non c’è attenzione più grande nei confronti di un collega, capo, partner commerciale o compagno di vita del fatto di sforzarsi ad apprendere la sua lingua. Avere un’eccellente conoscenza della lingua non è essenziale per comunicare, ma ciò non toglie che sia un innegabile vantaggio competitivo, soprattutto in campo professionale. Intelligenza spaziale Conoscere la distanza da tenere con l’interlocutore in una conversazione, sapere dove si siede la persona più importante in un meeting di lavoro, come le sedie devono essere disposte, se le persone per salutarsi si inchinano, si stringono la mano o si toccano sul braccio, nonché l’abilità di capire, anticipare e talvolta imitare adeguatamente un certo linguaggio del corpo… Tutti questi elementi sono fondamentali per iniziare con il piede giusto una presentazione, una riunione, un pranzo di lavoro, permettendoci di assumere il comportamento più appropriato nel contesto dato. Per esempio, i modi ossequiosi di un asiatico possono apparire ridicoli a un sudamericano e, al

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Il senso di colpa degli expat

Come vivere all’estero senza sensi di colpa Quando decidi di partire, di lasciare il tuo paese, la tua famiglia e i tuoi più cari amici, una delle prime cose che metti in valigia è il senso di colpa. Nonostante tu sia certo dell’affetto che provi per le persone che rimangono in patria, ti chiedi inevitabilmente se lasciare l’Italia sia un segno di menefreghismo o di indifferenza verso le persone a cui tieni, se davvero significa aver scelto per te, senza pensare agli altri. Perché i sensi di colpa sono insidiosi e prosperano nell’insicurezza e nel dubbio. È un’emozione difficile da gestire e che riaffiora ogni volta che riparti, dopo una visita in famiglia o dopo una vacanza nel tuo paese. E quando ti sembra di aver trovato il tuo equilibrio, succede che improvvisamente qualcuno in Italia perde il suo di equilibrio, temporaneamente o per sempre, e questo torna a destabilizzare anche te. Ce la metti tutta per esserci, parti con il primo volo, spendi patrimoni in viaggi, cerchi di far contenti tutti, ma quella sensazione di malessere quando riparti fa fatica ad abbandonarti. E a nulla valgono le parole di chi ti dice che puoi ripartire tranquillo, che hai già fatto tanto, che se la caveranno, perché in realtà è un malessere che parte da te, da quel voler essere qua e là allo steso tempo, dal pretendere di stare su entrambi i binari di quelle vite parallele che ogni expat si porta dentro. Come fare a superare il senso di colpa da espatrio? Alcune riflessioni derivanti dall’esperienza di tanti expat che ho avuto l’onore di incrociare sul mio cammino personale e professionale: La qualità vince sulla quantità Man mano che passano gli anni (in particolare a partire dai 30 anni), nelle relazioni familiari, amicali e sociali diamo sempre più

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