22 Febbraio 2019 Coaching ovunque vi troviate nel mondo

Tag: Migliorarsi

La ricerca della felicità…in patria come all’estero

Cosa differenzia le persone soddisfatte da quelle insoddisfatte? In patria come all’estero, ciò che caratterizza da sempre l’essere umano è la ricerca della felicità. Che si decida di restare nel proprio paese di origine o di partire alla ricerca di una vita migliore, le difficoltà e i problemi da superare non mancheranno, perché affrontare gli ostacoli che si presentano sul nostro cammino fa semplicemente parte della vita. In particolare, quando ci si ritrova all’estero, si tende facilmente a lasciarsi prendere dallo sconforto perché la famiglia è lontana, perché si sente la mancanza degli amici e fare nuove amicizie è praticamente un lavoro a tempo pieno, perché forse le aspettative professionali sono state deluse e le cose non vanno proprio come ce le si era immaginate, perché la coppia può risentire delle tante tensioni dovute alle molteplici sfide da affrontare, perché l’ adattamento dei figli non è così semplice come si credeva…Queste e altre difficoltà vengono viste come impedimento alla vita felice che si sognava. Ma che cos’è in realtà la felicità? Darne una definizione univoca è davvero difficile. Diversi filosofi ne hanno dato una loro interpretazione. Per Aristotele la felicità più che uno stato è uno stile di vita, perché per raggiungerla occorre coltivare le virtù più elevate dell’uomo. Nietzsche opponeva, invece, il concetto di “benessere” a quello di felicità: il benessere è come uno “stato ideale di pigrizia”, senza preoccupazioni né sussulti, mentre essere felici significa essere capaci di provare forza vitale attraverso il superamento delle avversità. Secondo Ortega y Gasset si raggiunge la felicità quando la “vita proiettata” e la “vita effettiva” coincidono, cioè quando c’è una corrispondenza tra ciò che desideriamo essere e ciò che siamo in realtà. Come fare allora per tendere alla felicità? Quali sono i comportamenti e le attitudini delle persone che sostengono di

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La prima donna italiana ad acquisire la patente in Arabia Saudita?

Quando l’integrazione è donna: un bell’esempio di perseveranza e adattamento culturale. Qual è il suo segreto? Lo scorso 24 giugno è stato ufficialmente abolito il divieto di guida per le donne in Arabia Saudita, ultimo paese al mondo in cui ancora vigeva questa proibizione. Secondo quanto comunicato dal governo saudita, sono già state consegnate circa 2000 patenti a donne residenti nel paese. Una di queste è Margherita Di Paola, che ci risulta essere, ma non ne abbiamo la conferma ufficiale, la prima italiana ad aver ottenuto, lo scorso 28 giugno, la patente a Riad. Incuriosita dal post di un amico che aveva pubblicato la notizia sulle reti sociali, gli ho chiesto di mettermi in contatto con lei per poterla intervistare. Cercherò qui di sintetizzare la mia lunga chiacchierata con Margherita e gli insegnamenti che, a livello di integrazione e interculturalità, ne possiamo trarre. Margherita, palermitana, vissuta a Roma per oltre vent’anni, è approdata a Riad quasi due anni fa con la figlia tredicenne. Unica straniera del suo dipartimento, lavora come neuropsicologa presso il più grande ospedale del Medio Oriente, la cui utenza è esclusivamente saudita. “Durante la mia attività clinica con i pazienti lavoro con una traduttrice (Feryal, saudita)” – mi ha spiegato Margherita – “mentre con i colleghi, sauditi o stranieri, che lavorano negli altri dipartimenti, parlo in inglese”. L’entusiasmo di Margherita mi ha colpita sin dalle prime battute che abbiamo scambiato: “Questo paese mi ha dato una grande opportunità professionale e io sento una profonda riconoscenza nei confronti del suo popolo. Il miglior modo per ringraziarli è abbracciare questo popolo e la sua cultura, osservare le differenze non per criticare, ma per imparare. Informarmi sulle regole di comportamento da seguire è stato per me naturale, sono ospite e sta a me adeguarmi. Quando mi invitano a casa loro

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Partire equivale a superare i propri limiti?

L´espatriazione* come propulsore per il superamento dei limiti personali Chi decide di partire e ricominciare la propria vita altrove, per iniziativa personale o perché sceglie di seguire il proprio partner, decide di fatto di uscire dalla propria zona di comfort, di lasciare ciò che conosce per andare verso qualcosa di nuovo e, spesso, sconosciuto. Questa prima decisione viene presa a volte istintivamente, altre dopo lunga e ponderata riflessione, in alcuni casi si parte per necessità, in altri per voglia di cambiamento o per desiderio di migliorare la propria vita. A seconda del processo decisionale che ci ha spinti a partire e dell’attitudine personale di ognuno di noi di fronte al cambiamento, il modo di affrontare le difficoltà, che inevitabilmente si presenteranno, sarà differente. La vita all’estero mette rapidamente a confronto la persona con i propri limiti, limiti che ognuno ha, ma che in un contesto particolare come quello dell’espatriazione, in cui ci si trova a dover affrontare molteplici sfide contemporaneamente (culturali, linguistiche, professionali, logistiche, burocratiche…) emergono in maniera più evidente e, spesso, repentina. In realtà, il fatto che l’esperienza all’estero costringa l’individuo a guardare in faccia i propri limiti, a considerarli e a sfidarli per cercare di migliorarsi e adattarsi alla nuova situazione di vita è da vedersi come un grande vantaggio. Si tratta, infatti, di un contesto in cui l’esigenza di superare i propri limiti è impellente, in quanto determinante per l’adattamento alla nuova vita. Questo può essere, per alcuni soggetti, un elemento propulsore, per altri un fattore di stress così pressante da convertirsi in blocco. Cosa fare in questi casi? Alcune considerazioni: Se non provi non riesci Il concetto è apparentemente banale, ma dietro all´inazione si nascondono spesso la nostra insicurezza e le nostre paure (paura di sbagliare, del fallimento, del giudizio altrui…). Ogni volta che evitiamo di

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