21 Agosto 2019 Coaching ovunque vi troviate nel mondo

Mese: Giugno 2018

Partire equivale a superare i propri limiti?

L´espatriazione* come propulsore per il superamento dei limiti personali Chi decide di partire e ricominciare la propria vita altrove, per iniziativa personale o perché sceglie di seguire il proprio partner, decide di fatto di uscire dalla propria zona di comfort, di lasciare ciò che conosce per andare verso qualcosa di nuovo e, spesso, sconosciuto. Questa prima decisione viene presa a volte istintivamente, altre dopo lunga e ponderata riflessione, in alcuni casi si parte per necessità, in altri per voglia di cambiamento o per desiderio di migliorare la propria vita. A seconda del processo decisionale che ci ha spinti a partire e dell’attitudine personale di ognuno di noi di fronte al cambiamento, il modo di affrontare le difficoltà, che inevitabilmente si presenteranno, sarà differente. La vita all’estero mette rapidamente a confronto la persona con i propri limiti, limiti che ognuno ha, ma che in un contesto particolare come quello dell’espatriazione, in cui ci si trova a dover affrontare molteplici sfide contemporaneamente (culturali, linguistiche, professionali, logistiche, burocratiche…) emergono in maniera più evidente e, spesso, repentina. In realtà, il fatto che l’esperienza all’estero costringa l’individuo a guardare in faccia i propri limiti, a considerarli e a sfidarli per cercare di migliorarsi e adattarsi alla nuova situazione di vita è da vedersi come un grande vantaggio. Si tratta, infatti, di un contesto in cui l’esigenza di superare i propri limiti è impellente, in quanto determinante per l’adattamento alla nuova vita. Questo può essere, per alcuni soggetti, un elemento propulsore, per altri un fattore di stress così pressante da convertirsi in blocco. Cosa fare in questi casi? Alcune considerazioni: Se non provi non riesci Il concetto è apparentemente banale, ma dietro all´inazione si nascondono spesso la nostra insicurezza e le nostre paure (paura di sbagliare, del fallimento, del giudizio altrui…). Ogni volta che evitiamo di

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Ritorno in patria: uno shock inatteso

Cosa è il Reverse Culture Shock? Come affrontarlo? Dopo anni all´estero, per alcuni arriva il momento in cui, per scelta, per obbligo contrattuale o per ragioni personali si torna in patria. Apparentemente cosa c`è di più naturale di ritornare a casa, nell´ambiente familiare lasciato qualche anno prima? Si pensa di riprendere la propria vita esattamente da dove si era interrotta, ma non è proprio così. Mentre lo shock culturale della partenza (con le sue fasi di luna di miele, crisi, recupero e adattamento) è sempre più conosciuto e affrontato con una preparazione previa o grazie ad un accompagnamento professionale durante il primo periodo all´estero, lo shock da ritorno giunge normalmente inatteso e, quindi, ancora più destabilizzante. Questo fenomeno si chiama “Reverse Culture Shock”. Non sempre si è pienamente coscienti di come la nostra esperienza all´estero ci abbia cambiati: il nostro punto di vista sulle cose è differente, la nostra visione della vita si è ampliata, impariamo in modo diverso, abbiamo riposizionato la nostra scala di valori, acquisito maggiore flessibilità e apertura e moltiplicato i punti di vista da cui osserviamo la realtà. L´iniziale euforia per il ritorno, arrivati in patria, si trasforma presto in delusione, frustrazione e confusione quando ci si rende conto che non solo noi siamo cambiati, ma anche l´intorno che abbiamo lasciato qualche anno prima non è più lo stesso che abbiamo conservato nei nostri ricordi. Tra le sensazioni più frequenti che vengono sperimentate in seguito ad un ritorno in patria ci sono: noia, impressione che nessuno sia interessato ad ascoltarci, disinteresse degli altri per le nostre esperienze all´estero, nostalgia per il paese straniero, fraintendimenti con gli altri, difficoltà a riprendere le relazioni con famigliari e vecchi amici, sensazione di alienazione, impossibilità di utilizzare competenze e conoscenze acquisite all´estero. Queste sensazioni sono tanto più forti quanto maggiore

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ChangeXperience - Erika Bezzo - Coach interculturale - Gestione ansia e stress

Due strategie per gestire l’ansia all’estero

Ansia e stress nella vita da expat Se decidiamo di trasferirci all´estero, in genere, è perché nutriamo una speranza, o un sogno. Il sogno di una vita migliore, di un lavoro più interessante o meglio retribuito, di poter realizzare un progetto professionale o di vita. Solo che, a volte, arrivando a destinazione, ci rendiamo conto che le difficoltà da affrontare sono superiori alle nostre aspettative, che i tempi per realizzare il nostro sogno sono più lunghi del previsto. Oppure può capitare che il sogno ci sfugga di mano, che sorgano degli inconvenienti non previsti che possono ostacolare la realizzazione del nostro progetto. La conseguenza può essere uno stato d´ansia cronico, di malessere generalizzato determinato dall’incertezza di non riuscire a conseguire i risultati sperati. Quindi come fare? Come possiamo vivere al meglio una situazione che ci crea ansia e stress? Ecco due strategie utili basate sul fatto che, se è vero che non possiamo controllare le nostre emozioni, possiamo invece controllare le nostre azioni: Prendi l´abitudine di “misurare” Non puoi sapere quanto tempo impiegherai per imparare la lingua locale, ma puoi misurare quanto tempo dedichi quotidianamente all´apprendimento. Non puoi sapere quando troverai un nuovo lavoro, ma puoi misurare quante nuove occasioni stai creando per riuscirci, ad esempio impegnandoti ad inviare 10 nuovi CV mirati al giorno. Misurare qualcosa ti rende più sicuro rispetto alla situazione che stai vivendo. Ovviamente la misurazione non risolverà magicamente i tuoi problemi ma, aumentando il tuo grado di controllo e consapevolezza su ciò che sta accadendo, ridurrà la sensazione di incertezza che sta spesso alla base di ansia e stress. Sposta l´attenzione dal futuro al presente Invece di preoccuparti di non riuscire a sostenere un colloquio di lavoro nella lingua locale, puoi concentrarti sull’ascoltare una radio locale mezz’ora al giorno e imparare quotidianamente 5 nuovi vocaboli

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