18 Giugno 2019 Coaching ovunque vi troviate nel mondo

Tag: Limiti

La prima donna italiana ad acquisire la patente in Arabia Saudita?

Quando l’integrazione è donna: un bell’esempio di perseveranza e adattamento culturale. Qual è il suo segreto? Lo scorso 24 giugno è stato ufficialmente abolito il divieto di guida per le donne in Arabia Saudita, ultimo paese al mondo in cui ancora vigeva questa proibizione. Secondo quanto comunicato dal governo saudita, sono già state consegnate circa 2000 patenti a donne residenti nel paese. Una di queste è Margherita Di Paola, che ci risulta essere, ma non ne abbiamo la conferma ufficiale, la prima italiana ad aver ottenuto, lo scorso 28 giugno, la patente a Riad. Incuriosita dal post di un amico che aveva pubblicato la notizia sulle reti sociali, gli ho chiesto di mettermi in contatto con lei per poterla intervistare. Cercherò qui di sintetizzare la mia lunga chiacchierata con Margherita e gli insegnamenti che, a livello di integrazione e interculturalità, ne possiamo trarre. Margherita, palermitana, vissuta a Roma per oltre vent’anni, è approdata a Riad quasi due anni fa con la figlia tredicenne. Unica straniera del suo dipartimento, lavora come neuropsicologa presso il più grande ospedale del Medio Oriente, la cui utenza è esclusivamente saudita. “Durante la mia attività clinica con i pazienti lavoro con una traduttrice (Feryal, saudita)” – mi ha spiegato Margherita – “mentre con i colleghi, sauditi o stranieri, che lavorano negli altri dipartimenti, parlo in inglese”. L’entusiasmo di Margherita mi ha colpita sin dalle prime battute che abbiamo scambiato: “Questo paese mi ha dato una grande opportunità professionale e io sento una profonda riconoscenza nei confronti del suo popolo. Il miglior modo per ringraziarli è abbracciare questo popolo e la sua cultura, osservare le differenze non per criticare, ma per imparare. Informarmi sulle regole di comportamento da seguire è stato per me naturale, sono ospite e sta a me adeguarmi. Quando mi invitano a casa loro

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Partire equivale a superare i propri limiti?

L´espatriazione* come propulsore per il superamento dei limiti personali Chi decide di partire e ricominciare la propria vita altrove, per iniziativa personale o perché sceglie di seguire il proprio partner, decide di fatto di uscire dalla propria zona di comfort, di lasciare ciò che conosce per andare verso qualcosa di nuovo e, spesso, sconosciuto. Questa prima decisione viene presa a volte istintivamente, altre dopo lunga e ponderata riflessione, in alcuni casi si parte per necessità, in altri per voglia di cambiamento o per desiderio di migliorare la propria vita. A seconda del processo decisionale che ci ha spinti a partire e dell’attitudine personale di ognuno di noi di fronte al cambiamento, il modo di affrontare le difficoltà, che inevitabilmente si presenteranno, sarà differente. La vita all’estero mette rapidamente a confronto la persona con i propri limiti, limiti che ognuno ha, ma che in un contesto particolare come quello dell’espatriazione, in cui ci si trova a dover affrontare molteplici sfide contemporaneamente (culturali, linguistiche, professionali, logistiche, burocratiche…) emergono in maniera più evidente e, spesso, repentina. In realtà, il fatto che l’esperienza all’estero costringa l’individuo a guardare in faccia i propri limiti, a considerarli e a sfidarli per cercare di migliorarsi e adattarsi alla nuova situazione di vita è da vedersi come un grande vantaggio. Si tratta, infatti, di un contesto in cui l’esigenza di superare i propri limiti è impellente, in quanto determinante per l’adattamento alla nuova vita. Questo può essere, per alcuni soggetti, un elemento propulsore, per altri un fattore di stress così pressante da convertirsi in blocco. Cosa fare in questi casi? Alcune considerazioni: Se non provi non riesci Il concetto è apparentemente banale, ma dietro all´inazione si nascondono spesso la nostra insicurezza e le nostre paure (paura di sbagliare, del fallimento, del giudizio altrui…). Ogni volta che evitiamo di

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