21 Agosto 2019 Coaching ovunque vi troviate nel mondo

Mese: Settembre 2018

Cos’è l’intelligenza culturale?

L’intelligenza culturale, un requisito fondamentale per gli expat Non esiste un’unica definizione corretta di intelligenza culturale, ma per iniziare ne propongo una che può essere utile all’introduzione del concetto: “L’intelligenza culturale è l’abilità di mettere in atto una serie di comportamenti che utilizzano capacità (per es. linguistiche o interpersonali) e qualità (per es. tolleranza o flessibilità) opportunamente dosate con rispetto ai valori culturali e alle attitudini delle persone con cui interagiamo.” Partendo dalla teoria delle intelligenze multiple dello psicologo Howard Gardner e dal concetto di intelligenza emotiva di Daniel Goleman, Brooks Peterson definisce l’intelligenza culturale come un insieme di aspetti riconducibili a quattro aree o tipi di intelligenza: linguistica, spaziale, intrapersonale e interpersonale. Intelligenza linguistica Interagire efficacemente con persone di altre culture richiede delle competenze linguistiche. Maggiore è il grado di coinvolgimento con l’interlocutore, tanto più è importante imparare la sua lingua. Del resto, non c’è attenzione più grande nei confronti di un collega, capo, partner commerciale o compagno di vita del fatto di sforzarsi ad apprendere la sua lingua. Avere un’eccellente conoscenza della lingua non è essenziale per comunicare, ma ciò non toglie che sia un innegabile vantaggio competitivo, soprattutto in campo professionale. Intelligenza spaziale Conoscere la distanza da tenere con l’interlocutore in una conversazione, sapere dove si siede la persona più importante in un meeting di lavoro, come le sedie devono essere disposte, se le persone per salutarsi si inchinano, si stringono la mano o si toccano sul braccio, nonché l’abilità di capire, anticipare e talvolta imitare adeguatamente un certo linguaggio del corpo… Tutti questi elementi sono fondamentali per iniziare con il piede giusto una presentazione, una riunione, un pranzo di lavoro, permettendoci di assumere il comportamento più appropriato nel contesto dato. Per esempio, i modi ossequiosi di un asiatico possono apparire ridicoli a un sudamericano e, al

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Il senso di colpa degli expat

Come vivere all’estero senza sensi di colpa Quando decidi di partire, di lasciare il tuo paese, la tua famiglia e i tuoi più cari amici, una delle prime cose che metti in valigia è il senso di colpa. Nonostante tu sia certo dell’affetto che provi per le persone che rimangono in patria, ti chiedi inevitabilmente se lasciare l’Italia sia un segno di menefreghismo o di indifferenza verso le persone a cui tieni, se davvero significa aver scelto per te, senza pensare agli altri. Perché i sensi di colpa sono insidiosi e prosperano nell’insicurezza e nel dubbio. È un’emozione difficile da gestire e che riaffiora ogni volta che riparti, dopo una visita in famiglia o dopo una vacanza nel tuo paese. E quando ti sembra di aver trovato il tuo equilibrio, succede che improvvisamente qualcuno in Italia perde il suo di equilibrio, temporaneamente o per sempre, e questo torna a destabilizzare anche te. Ce la metti tutta per esserci, parti con il primo volo, spendi patrimoni in viaggi, cerchi di far contenti tutti, ma quella sensazione di malessere quando riparti fa fatica ad abbandonarti. E a nulla valgono le parole di chi ti dice che puoi ripartire tranquillo, che hai già fatto tanto, che se la caveranno, perché in realtà è un malessere che parte da te, da quel voler essere qua e là allo steso tempo, dal pretendere di stare su entrambi i binari di quelle vite parallele che ogni expat si porta dentro. Come fare a superare il senso di colpa da espatrio? Alcune riflessioni derivanti dall’esperienza di tanti expat che ho avuto l’onore di incrociare sul mio cammino personale e professionale: La qualità vince sulla quantità Man mano che passano gli anni (in particolare a partire dai 30 anni), nelle relazioni familiari, amicali e sociali diamo sempre più

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