15 Ottobre 2019 Coaching ovunque vi troviate nel mondo

Tag: famiglia

Expat e famiglia

Expat, un progetto di famiglia

Famiglia ed espatriazione*, un progetto globale L’espatriazione* è un momento molto particolare nella vita dell’expat, che coinvolge fortemente anche la sua famiglia più prossima: partner, coniuge, figli…Si tratta di un evento che non si può ridurre a semplice trasloco o cambiamento di paese, in quanto questo significherebbe ignorare tutti gli altri cambiamenti che quest’avventura implica. Partire equivale, infatti, a lanciarsi in un’avventura allo stesso tempo professionale e personale che riguarda ogni individuo della famiglia. Ognuno attraverserà inevitabilmente un processo di cambiamento intimo e profondo. Per questo è importante prendere in considerazione questa esperienza nella sua globalità e considerarlo come un progetto familiare a tutti gli effetti. Chi parte con un contratto di lavoro già in tasca è parzialmente avvantaggiato in quanto le aziende spesso prevedono un servizio di “accompagnamento”, un percorso di coaching che favorisca il rapido adattamento dell’expat al nuovo contesto culturale e lavorativo. Purtroppo non tutte le aziende sono così lungimiranti da prevedere lo stesso servizio anche per i membri della famiglia, in particolare per il coniuge. Il mancato adattamento del partner è, infatti, una delle principali cause di rientro anticipato in patria. Chi parte all’avventura senza un lavoro già assicurato, ma in cerca di migliori opportunità, ha sicuramente vita più dura. In questo caso non solo non si usufruisce di un accompagnamento professionale gratuito, ma non si hanno aiuti neanche dal punto di vista logistico. In entrambi i casi è importante tener conto che un fattore essenziale per il successo dell’esperienza di espatriazione* è la definizione di un progetto familiare. È importante considerare sia gli aspetti pratici (casa, scuole…) sia gli aspetti psicologici ed emozionali e costruire insieme un piano d’azione comune che tenga conto delle esigenze e delle aspettative di tutti i membri della famiglia. L’espatriazione*, infatti, oltre ad un cambiamento professionale, può essere l’occasione per

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Il senso di colpa degli expat

Come vivere all’estero senza sensi di colpa Quando decidi di partire, di lasciare il tuo paese, la tua famiglia e i tuoi più cari amici, una delle prime cose che metti in valigia è il senso di colpa. Nonostante tu sia certo dell’affetto che provi per le persone che rimangono in patria, ti chiedi inevitabilmente se lasciare l’Italia sia un segno di menefreghismo o di indifferenza verso le persone a cui tieni, se davvero significa aver scelto per te, senza pensare agli altri. Perché i sensi di colpa sono insidiosi e prosperano nell’insicurezza e nel dubbio. È un’emozione difficile da gestire e che riaffiora ogni volta che riparti, dopo una visita in famiglia o dopo una vacanza nel tuo paese. E quando ti sembra di aver trovato il tuo equilibrio, succede che improvvisamente qualcuno in Italia perde il suo di equilibrio, temporaneamente o per sempre, e questo torna a destabilizzare anche te. Ce la metti tutta per esserci, parti con il primo volo, spendi patrimoni in viaggi, cerchi di far contenti tutti, ma quella sensazione di malessere quando riparti fa fatica ad abbandonarti. E a nulla valgono le parole di chi ti dice che puoi ripartire tranquillo, che hai già fatto tanto, che se la caveranno, perché in realtà è un malessere che parte da te, da quel voler essere qua e là allo steso tempo, dal pretendere di stare su entrambi i binari di quelle vite parallele che ogni expat si porta dentro. Come fare a superare il senso di colpa da espatrio? Alcune riflessioni derivanti dall’esperienza di tanti expat che ho avuto l’onore di incrociare sul mio cammino personale e professionale: La qualità vince sulla quantità Man mano che passano gli anni (in particolare a partire dai 30 anni), nelle relazioni familiari, amicali e sociali diamo sempre più

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