18 Aprile 2019 Coaching ovunque vi troviate nel mondo

Tag: relazione

Il senso di colpa degli expat

Come vivere all’estero senza sensi di colpa Quando decidi di partire, di lasciare il tuo paese, la tua famiglia e i tuoi più cari amici, una delle prime cose che metti in valigia è il senso di colpa. Nonostante tu sia certo dell’affetto che provi per le persone che rimangono in patria, ti chiedi inevitabilmente se lasciare l’Italia sia un segno di menefreghismo o di indifferenza verso le persone a cui tieni, se davvero significa aver scelto per te, senza pensare agli altri. Perché i sensi di colpa sono insidiosi e prosperano nell’insicurezza e nel dubbio. È un’emozione difficile da gestire e che riaffiora ogni volta che riparti, dopo una visita in famiglia o dopo una vacanza nel tuo paese. E quando ti sembra di aver trovato il tuo equilibrio, succede che improvvisamente qualcuno in Italia perde il suo di equilibrio, temporaneamente o per sempre, e questo torna a destabilizzare anche te. Ce la metti tutta per esserci, parti con il primo volo, spendi patrimoni in viaggi, cerchi di far contenti tutti, ma quella sensazione di malessere quando riparti fa fatica ad abbandonarti. E a nulla valgono le parole di chi ti dice che puoi ripartire tranquillo, che hai già fatto tanto, che se la caveranno, perché in realtà è un malessere che parte da te, da quel voler essere qua e là allo steso tempo, dal pretendere di stare su entrambi i binari di quelle vite parallele che ogni expat si porta dentro. Come fare a superare il senso di colpa da espatrio? Alcune riflessioni derivanti dall’esperienza di tanti expat che ho avuto l’onore di incrociare sul mio cammino personale e professionale: La qualità vince sulla quantità Man mano che passano gli anni (in particolare a partire dai 30 anni), nelle relazioni familiari, amicali e sociali diamo sempre più

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Il divorzio è più frequente tra le coppie expat?

Ciò che HR ed expat dovrebbero sapere per la buona riuscita di un international assignment Partire per una nuova avventura all’estero espone la coppia e tutti i membri della famiglia a grandi cambiamenti. Prima del trasferimento, le coppie tendono a focalizzarsi su tematiche esterne quali la ricerca della casa, le scuole per i figli, l’assicurazione sanitaria, ma in genere ignorano completamente le sfide chiave relative alla relazione di coppia, che sarà inevitabilmente oggetto di una trasformazione. Un’esperienza all’estero può, infatti, rafforzare ulteriormente relazioni già collaudate o aggiungere stress supplementare in relazioni già tese in partenza. Senza la rete della famiglia e degli amici di lunga data, in assenza di qualsiasi routine e di un preciso ruolo nella società, le coppie si ritrovano di fronte alla relazione “nuda e cruda”, depurata dei tanti elementi che possono a volte, in un contesto conosciuto, mantenere in piedi degli equilibri delicati e precari. In un contesto nuovo e sconosciuto, questi equilibri si scompensano rapidamente. Come singoli individui ci si trova repentinamente catapultati fuori dalla propria zona di comfort, impegnati ad affrontare molte sfide contemporaneamente (lingua, cultura, lavoro, solitudine, assenza di contatti sociali…) e questo si ripercuote inevitabilmente sulla coppia, che deve essere in grado di coniugare flessibilità, abilità comunicative e molta comprensione per poter reggere lo stress supplementare che l’espatriazione* implica, impegnandosi in progressivi aggiustamenti nelle dinamiche di coppia. Una delle conseguenze del diventare expat include, per esempio, il fatto che uno dei due acquisisca forti responsabilità professionali, che il suo nuovo ruolo implichi frequenti viaggi e che si senta caricato della responsabilità di essere l’unica fonte di sostentamento della famiglia, mentre l’altro membro della coppia abbia la sensazione di aver messo la propria vita “in attesa” per favorire l’avanzamento di carriera del proprio partner e, una volta a destinazione, si senta abbandonato a

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