18 Giugno 2019 Coaching ovunque vi troviate nel mondo

Tag: Interculturalmente

Expat e famiglia

Expat, un progetto di famiglia

Famiglia ed espatriazione*, un progetto globale L’espatriazione* è un momento molto particolare nella vita dell’expat, che coinvolge fortemente anche la sua famiglia più prossima: partner, coniuge, figli…Si tratta di un evento che non si può ridurre a semplice trasloco o cambiamento di paese, in quanto questo significherebbe ignorare tutti gli altri cambiamenti che quest’avventura implica. Partire equivale, infatti, a lanciarsi in un’avventura allo stesso tempo professionale e personale che riguarda ogni individuo della famiglia. Ognuno attraverserà inevitabilmente un processo di cambiamento intimo e profondo. Per questo è importante prendere in considerazione questa esperienza nella sua globalità e considerarlo come un progetto familiare a tutti gli effetti. Chi parte con un contratto di lavoro già in tasca è parzialmente avvantaggiato in quanto le aziende spesso prevedono un servizio di “accompagnamento”, un percorso di coaching che favorisca il rapido adattamento dell’expat al nuovo contesto culturale e lavorativo. Purtroppo non tutte le aziende sono così lungimiranti da prevedere lo stesso servizio anche per i membri della famiglia, in particolare per il coniuge. Il mancato adattamento del partner è, infatti, una delle principali cause di rientro anticipato in patria. Chi parte all’avventura senza un lavoro già assicurato, ma in cerca di migliori opportunità, ha sicuramente vita più dura. In questo caso non solo non si usufruisce di un accompagnamento professionale gratuito, ma non si hanno aiuti neanche dal punto di vista logistico. In entrambi i casi è importante tener conto che un fattore essenziale per il successo dell’esperienza di espatriazione* è la definizione di un progetto familiare. È importante considerare sia gli aspetti pratici (casa, scuole…) sia gli aspetti psicologici ed emozionali e costruire insieme un piano d’azione comune che tenga conto delle esigenze e delle aspettative di tutti i membri della famiglia. L’espatriazione*, infatti, oltre ad un cambiamento professionale, può essere l’occasione per

Continua a leggere

Qual è il tuo stile culturale?

Cinque scale per definire il tuo stile culturale   Ognuno di noi, che ne sia consapevole o no, ha un proprio stile culturale derivante dai valori di base della propria cultura nazionale. Questo stile può essere oggetto di aggiustamenti progressivi mano a mano che entriamo in contatto con altri popoli e culture, specie se l’esposizione a culture diverse dalla propria avviene durante un lungo periodo di tempo.   Nel mio scorso articolo “Cos’è l’intelligenza culturale?” descrivevo le teoria di Brooks Peterson secondo cui l’intelligenza culturale è frutto di quattro diversi tipi di intelligenza: linguistica, spaziale, intrapersonale e interpersonale. Parlando di intelligenza intrapersonale introducevo il concetto di stile culturale come elemento fondamentale per poter sviluppare la propria intelligenza culturale. Come esortavano gli antichi greci con la ben nota frase “conosci te stesso”, infatti, la consapevolezza delle proprie preferenze e attitudini culturali è il primo fondamentale passo in questa direzione.   Partendo dalle teorie dei più autorevoli ricercatori in campo interculturale, da G. Hofsteede a F. Trompenaars, da E.T. Hall a R. Luis, Peterson elabora cinque diverse “scale culturali”. Grazie al posizionamento su ognuna di queste scale, ciascun individuo può acquisire maggior consapevolezza rispetto ai valori culturali che influenzano il proprio comportamento.   Ognuna di queste cinque scale fa riferimento a tematiche che possono manifestarsi tanto a livello individuale, quanto a livello organizzativo o nazionale. È importante tener presente che gli esempi sotto riportati fanno riferimento a medie nazionali, che naturalmente non possono tenere conto di differenze regionali, religiose o relative alle diverse culture aziendali che si possono incontrare all’interno di uno stesso paese.   Uguaglianza vs Gerarchia   Uguaglianza 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Gerarchia     Uno stile culturale basato sull’uguaglianza implica che le persone preferiscano decidere autonomamente, avere flessibilità di ruoli, avere la

Continua a leggere

Cos’è l’intelligenza culturale?

L’intelligenza culturale, un requisito fondamentale per gli expat Non esiste un’unica definizione corretta di intelligenza culturale, ma per iniziare ne propongo una che può essere utile all’introduzione del concetto: “L’intelligenza culturale è l’abilità di mettere in atto una serie di comportamenti che utilizzano capacità (per es. linguistiche o interpersonali) e qualità (per es. tolleranza o flessibilità) opportunamente dosate con rispetto ai valori culturali e alle attitudini delle persone con cui interagiamo.” Partendo dalla teoria delle intelligenze multiple dello psicologo Howard Gardner e dal concetto di intelligenza emotiva di Daniel Goleman, Brooks Peterson definisce l’intelligenza culturale come un insieme di aspetti riconducibili a quattro aree o tipi di intelligenza: linguistica, spaziale, intrapersonale e interpersonale. Intelligenza linguistica Interagire efficacemente con persone di altre culture richiede delle competenze linguistiche. Maggiore è il grado di coinvolgimento con l’interlocutore, tanto più è importante imparare la sua lingua. Del resto, non c’è attenzione più grande nei confronti di un collega, capo, partner commerciale o compagno di vita del fatto di sforzarsi ad apprendere la sua lingua. Avere un’eccellente conoscenza della lingua non è essenziale per comunicare, ma ciò non toglie che sia un innegabile vantaggio competitivo, soprattutto in campo professionale. Intelligenza spaziale Conoscere la distanza da tenere con l’interlocutore in una conversazione, sapere dove si siede la persona più importante in un meeting di lavoro, come le sedie devono essere disposte, se le persone per salutarsi si inchinano, si stringono la mano o si toccano sul braccio, nonché l’abilità di capire, anticipare e talvolta imitare adeguatamente un certo linguaggio del corpo… Tutti questi elementi sono fondamentali per iniziare con il piede giusto una presentazione, una riunione, un pranzo di lavoro, permettendoci di assumere il comportamento più appropriato nel contesto dato. Per esempio, i modi ossequiosi di un asiatico possono apparire ridicoli a un sudamericano e, al

Continua a leggere

Il divorzio è più frequente tra le coppie expat?

Ciò che HR ed expat dovrebbero sapere per la buona riuscita di un international assignment Partire per una nuova avventura all’estero espone la coppia e tutti i membri della famiglia a grandi cambiamenti. Prima del trasferimento, le coppie tendono a focalizzarsi su tematiche esterne quali la ricerca della casa, le scuole per i figli, l’assicurazione sanitaria, ma in genere ignorano completamente le sfide chiave relative alla relazione di coppia, che sarà inevitabilmente oggetto di una trasformazione. Un’esperienza all’estero può, infatti, rafforzare ulteriormente relazioni già collaudate o aggiungere stress supplementare in relazioni già tese in partenza. Senza la rete della famiglia e degli amici di lunga data, in assenza di qualsiasi routine e di un preciso ruolo nella società, le coppie si ritrovano di fronte alla relazione “nuda e cruda”, depurata dei tanti elementi che possono a volte, in un contesto conosciuto, mantenere in piedi degli equilibri delicati e precari. In un contesto nuovo e sconosciuto, questi equilibri si scompensano rapidamente. Come singoli individui ci si trova repentinamente catapultati fuori dalla propria zona di comfort, impegnati ad affrontare molte sfide contemporaneamente (lingua, cultura, lavoro, solitudine, assenza di contatti sociali…) e questo si ripercuote inevitabilmente sulla coppia, che deve essere in grado di coniugare flessibilità, abilità comunicative e molta comprensione per poter reggere lo stress supplementare che l’espatriazione* implica, impegnandosi in progressivi aggiustamenti nelle dinamiche di coppia. Una delle conseguenze del diventare expat include, per esempio, il fatto che uno dei due acquisisca forti responsabilità professionali, che il suo nuovo ruolo implichi frequenti viaggi e che si senta caricato della responsabilità di essere l’unica fonte di sostentamento della famiglia, mentre l’altro membro della coppia abbia la sensazione di aver messo la propria vita “in attesa” per favorire l’avanzamento di carriera del proprio partner e, una volta a destinazione, si senta abbandonato a

Continua a leggere

La ricerca della felicità…in patria come all’estero

Cosa differenzia le persone soddisfatte da quelle insoddisfatte? In patria come all’estero, ciò che caratterizza da sempre l’essere umano è la ricerca della felicità. Che si decida di restare nel proprio paese di origine o di partire alla ricerca di una vita migliore, le difficoltà e i problemi da superare non mancheranno, perché affrontare gli ostacoli che si presentano sul nostro cammino fa semplicemente parte della vita. In particolare, quando ci si ritrova all’estero, si tende facilmente a lasciarsi prendere dallo sconforto perché la famiglia è lontana, perché si sente la mancanza degli amici e fare nuove amicizie è praticamente un lavoro a tempo pieno, perché forse le aspettative professionali sono state deluse e le cose non vanno proprio come ce le si era immaginate, perché la coppia può risentire delle tante tensioni dovute alle molteplici sfide da affrontare, perché l’ adattamento dei figli non è così semplice come si credeva…Queste e altre difficoltà vengono viste come impedimento alla vita felice che si sognava. Ma che cos’è in realtà la felicità? Darne una definizione univoca è davvero difficile. Diversi filosofi ne hanno dato una loro interpretazione. Per Aristotele la felicità più che uno stato è uno stile di vita, perché per raggiungerla occorre coltivare le virtù più elevate dell’uomo. Nietzsche opponeva, invece, il concetto di “benessere” a quello di felicità: il benessere è come uno “stato ideale di pigrizia”, senza preoccupazioni né sussulti, mentre essere felici significa essere capaci di provare forza vitale attraverso il superamento delle avversità. Secondo Ortega y Gasset si raggiunge la felicità quando la “vita proiettata” e la “vita effettiva” coincidono, cioè quando c’è una corrispondenza tra ciò che desideriamo essere e ciò che siamo in realtà. Come fare allora per tendere alla felicità? Quali sono i comportamenti e le attitudini delle persone che sostengono di

Continua a leggere

La prima donna italiana ad acquisire la patente in Arabia Saudita?

Quando l’integrazione è donna: un bell’esempio di perseveranza e adattamento culturale. Qual è il suo segreto? Lo scorso 24 giugno è stato ufficialmente abolito il divieto di guida per le donne in Arabia Saudita, ultimo paese al mondo in cui ancora vigeva questa proibizione. Secondo quanto comunicato dal governo saudita, sono già state consegnate circa 2000 patenti a donne residenti nel paese. Una di queste è Margherita Di Paola, che ci risulta essere, ma non ne abbiamo la conferma ufficiale, la prima italiana ad aver ottenuto, lo scorso 28 giugno, la patente a Riad. Incuriosita dal post di un amico che aveva pubblicato la notizia sulle reti sociali, gli ho chiesto di mettermi in contatto con lei per poterla intervistare. Cercherò qui di sintetizzare la mia lunga chiacchierata con Margherita e gli insegnamenti che, a livello di integrazione e interculturalità, ne possiamo trarre. Margherita, palermitana, vissuta a Roma per oltre vent’anni, è approdata a Riad quasi due anni fa con la figlia tredicenne. Unica straniera del suo dipartimento, lavora come neuropsicologa presso il più grande ospedale del Medio Oriente, la cui utenza è esclusivamente saudita. “Durante la mia attività clinica con i pazienti lavoro con una traduttrice (Feryal, saudita)” – mi ha spiegato Margherita – “mentre con i colleghi, sauditi o stranieri, che lavorano negli altri dipartimenti, parlo in inglese”. L’entusiasmo di Margherita mi ha colpita sin dalle prime battute che abbiamo scambiato: “Questo paese mi ha dato una grande opportunità professionale e io sento una profonda riconoscenza nei confronti del suo popolo. Il miglior modo per ringraziarli è abbracciare questo popolo e la sua cultura, osservare le differenze non per criticare, ma per imparare. Informarmi sulle regole di comportamento da seguire è stato per me naturale, sono ospite e sta a me adeguarmi. Quando mi invitano a casa loro

Continua a leggere

Partire equivale a superare i propri limiti?

L´espatriazione* come propulsore per il superamento dei limiti personali Chi decide di partire e ricominciare la propria vita altrove, per iniziativa personale o perché sceglie di seguire il proprio partner, decide di fatto di uscire dalla propria zona di comfort, di lasciare ciò che conosce per andare verso qualcosa di nuovo e, spesso, sconosciuto. Questa prima decisione viene presa a volte istintivamente, altre dopo lunga e ponderata riflessione, in alcuni casi si parte per necessità, in altri per voglia di cambiamento o per desiderio di migliorare la propria vita. A seconda del processo decisionale che ci ha spinti a partire e dell’attitudine personale di ognuno di noi di fronte al cambiamento, il modo di affrontare le difficoltà, che inevitabilmente si presenteranno, sarà differente. La vita all’estero mette rapidamente a confronto la persona con i propri limiti, limiti che ognuno ha, ma che in un contesto particolare come quello dell’espatriazione, in cui ci si trova a dover affrontare molteplici sfide contemporaneamente (culturali, linguistiche, professionali, logistiche, burocratiche…) emergono in maniera più evidente e, spesso, repentina. In realtà, il fatto che l’esperienza all’estero costringa l’individuo a guardare in faccia i propri limiti, a considerarli e a sfidarli per cercare di migliorarsi e adattarsi alla nuova situazione di vita è da vedersi come un grande vantaggio. Si tratta, infatti, di un contesto in cui l’esigenza di superare i propri limiti è impellente, in quanto determinante per l’adattamento alla nuova vita. Questo può essere, per alcuni soggetti, un elemento propulsore, per altri un fattore di stress così pressante da convertirsi in blocco. Cosa fare in questi casi? Alcune considerazioni: Se non provi non riesci Il concetto è apparentemente banale, ma dietro all´inazione si nascondono spesso la nostra insicurezza e le nostre paure (paura di sbagliare, del fallimento, del giudizio altrui…). Ogni volta che evitiamo di

Continua a leggere

Ritorno in patria: uno shock inatteso

Cosa è il Reverse Culture Shock? Come affrontarlo? Dopo anni all´estero, per alcuni arriva il momento in cui, per scelta, per obbligo contrattuale o per ragioni personali si torna in patria. Apparentemente cosa c`è di più naturale di ritornare a casa, nell´ambiente familiare lasciato qualche anno prima? Si pensa di riprendere la propria vita esattamente da dove si era interrotta, ma non è proprio così. Mentre lo shock culturale della partenza (con le sue fasi di luna di miele, crisi, recupero e adattamento) è sempre più conosciuto e affrontato con una preparazione previa o grazie ad un accompagnamento professionale durante il primo periodo all´estero, lo shock da ritorno giunge normalmente inatteso e, quindi, ancora più destabilizzante. Questo fenomeno si chiama “Reverse Culture Shock”. Non sempre si è pienamente coscienti di come la nostra esperienza all´estero ci abbia cambiati: il nostro punto di vista sulle cose è differente, la nostra visione della vita si è ampliata, impariamo in modo diverso, abbiamo riposizionato la nostra scala di valori, acquisito maggiore flessibilità e apertura e moltiplicato i punti di vista da cui osserviamo la realtà. L´iniziale euforia per il ritorno, arrivati in patria, si trasforma presto in delusione, frustrazione e confusione quando ci si rende conto che non solo noi siamo cambiati, ma anche l´intorno che abbiamo lasciato qualche anno prima non è più lo stesso che abbiamo conservato nei nostri ricordi. Tra le sensazioni più frequenti che vengono sperimentate in seguito ad un ritorno in patria ci sono: noia, impressione che nessuno sia interessato ad ascoltarci, disinteresse degli altri per le nostre esperienze all´estero, nostalgia per il paese straniero, fraintendimenti con gli altri, difficoltà a riprendere le relazioni con famigliari e vecchi amici, sensazione di alienazione, impossibilità di utilizzare competenze e conoscenze acquisite all´estero. Queste sensazioni sono tanto più forti quanto maggiore

Continua a leggere
ChangeXperience - Erika Bezzo - Coach interculturale - Gestione ansia e stress

Due strategie per gestire l’ansia all’estero

Ansia e stress nella vita da expat Se decidiamo di trasferirci all´estero, in genere, è perché nutriamo una speranza, o un sogno. Il sogno di una vita migliore, di un lavoro più interessante o meglio retribuito, di poter realizzare un progetto professionale o di vita. Solo che, a volte, arrivando a destinazione, ci rendiamo conto che le difficoltà da affrontare sono superiori alle nostre aspettative, che i tempi per realizzare il nostro sogno sono più lunghi del previsto. Oppure può capitare che il sogno ci sfugga di mano, che sorgano degli inconvenienti non previsti che possono ostacolare la realizzazione del nostro progetto. La conseguenza può essere uno stato d´ansia cronico, di malessere generalizzato determinato dall’incertezza di non riuscire a conseguire i risultati sperati. Quindi come fare? Come possiamo vivere al meglio una situazione che ci crea ansia e stress? Ecco due strategie utili basate sul fatto che, se è vero che non possiamo controllare le nostre emozioni, possiamo invece controllare le nostre azioni: Prendi l´abitudine di “misurare” Non puoi sapere quanto tempo impiegherai per imparare la lingua locale, ma puoi misurare quanto tempo dedichi quotidianamente all´apprendimento. Non puoi sapere quando troverai un nuovo lavoro, ma puoi misurare quante nuove occasioni stai creando per riuscirci, ad esempio impegnandoti ad inviare 10 nuovi CV mirati al giorno. Misurare qualcosa ti rende più sicuro rispetto alla situazione che stai vivendo. Ovviamente la misurazione non risolverà magicamente i tuoi problemi ma, aumentando il tuo grado di controllo e consapevolezza su ciò che sta accadendo, ridurrà la sensazione di incertezza che sta spesso alla base di ansia e stress. Sposta l´attenzione dal futuro al presente Invece di preoccuparti di non riuscire a sostenere un colloquio di lavoro nella lingua locale, puoi concentrarti sull’ascoltare una radio locale mezz’ora al giorno e imparare quotidianamente 5 nuovi vocaboli

Continua a leggere
ChangeXperience - Interculturalmente - Expat

InterculturalMente

Perché ho creato InterculturalMente?

Quando a 27 anni ho lasciato l´Italia con tutta la leggerezza e la spensieratezza della mia giovane età non avevo idea delle sfide che mi attendevano.

Come dico sempre ai miei clienti, nessuna esperienza racchiude in sé così tante sfide simultanee come quella dell´espatrio: cambi contemporaneamente lavoro, colleghi, lingua, cultura, amici, lasci la tua famiglia e in qualche caso, come nel mio, tutto questo coincide con il matrimonio.
Se poi il tuo primo espatrio è in Germania, anche il cambio climatico non è trascurabile!
Ognuno di questi cambiamenti, preso singolarmente, presenta le sue difficoltà e le sue sfide. Tutti questi cambiamenti insieme possono davvero mettere in crisi qualsiasi individuo e più la cultura del paese d´accoglienza è lontana dalla nostra, più è difficile l´adattamento che ci viene richiesto.

Continua a leggere